Il più grande attacco alla superficialità

Il più grande attacco alla superficialità

04 aprile 2016,   By ,   0 Comments

Tentativo di critica interna.

Il conoscere personalmente l’artista può dare, allo spettatore e all’autore stesso, una visione più responsabile del suo operato.


Anasse: poeta e saxofonista, rappresentante attivo di Ri-scatto e partecipante all’evento di presentazione tenutosi il 27 febbraio a Cre-ta.


Anasse è un falso bee – movie.

Tarantino riprende la tradizione dei film di bassa credibilità/qualità trasfondola in fenomeno di culto.

Così va intesa la “poetica” (se di “poetica” si può parlare) di Anasse.

La scrittura è cruda, scarna.

Le parole violente.

Riuscire a scavare i limiti dell’inconscio (se per “inconscio” si può intendere la parte emozionale a noi più sconosciuta e di noi più torbida).

Ri – uscire.

La scrittura, apparentemente lasciata scorrere su sé, non può essere intesa superficialemte, come mero sfogo.

È necessaria.

Come è necessario lo scrivere per Anasse.

Ogni parola è lama, è conato.

“Conatus” dal latino “spinta, desiderio, …”

Anasse desidera la salvezza nonostante la nasconda sotto strati e strati di “merda” vibrante, più che mai presente.

Non solo.

Riesce a farci fisicamente partecipi di questo conatus, di questo desiderio comune e spesso auto.-nascostoci di salvezza.

Ma il desiderio è anche ri-conoscimento e Anasse, giudice implacabile e assolutamente vendicativo, attraverso la propria scrittura, ci costringe a ri-conoscere.

Questo è il Ri – scatto di Anasse, che non risulta  essere solo mera rivincita, ma , anche, “secondo scatto”, riconoscimento.

Come lo scatto, il secondo, di una macchinetta analogica che definitivamente incastona nel rullino la foto.

La riconosce come propria.

La incastra.

Anasse desidera la salvezza e riconosce la merda (il costretto?)

Si può uscire da ciò?

Risposta non è data.

L’opera sembrerebbe rispondere di no.

Ma qui torna la questione della superficialità.

Anasse non ha un pensiero mediocre. Non segna il nulla.

Un velo di ottimismo quasi nicciano sembra traversare trasversalmente l’opera. La scrittura può essere un antidoto per lo scrittore?

Forse.

E per noi lettori? Cosa può essere?

Vita.

Lucida, terribile, vibrante,

sonora

vita.

Vita disperatamente strappata ad un urlo di sax .

L’invito di Anasse è quello di spaventarci, sconvolgerci e farci soffrire durante la lettura.

Vivere.

In fin dei conti l’uomo è sempre l’essere più inquietante.

È necessario, però, avere l’accortezza di accogliere tutto ciò che una vita (quale quella di Anasse) vissuta, sempre e continuamente, ha da offrirci.

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