Facce da coworkers #7: Massimo Bresolin

Facce da coworkers #7: Massimo Bresolin

31 agosto 2017,   By ,   0 Comments

Architetto e primo coworker, faber nel nostro Fab Lab: Massimo ci racconta la sua Cre-ta

“Perché mi sono iscritto al geometri e non all’Itis? Beh, ovvio: all’Itis non c’erano ragazze”. Inizia così la nostra intervista con Massimo Bresolin, con una risata. E proprio quella risata- rumorosa, improvvisa, schietta-  rappresenta a pieno la sua personalità genuina e disponibile.

Massimo è un architetto, ma è anche faber nel Fab Lab di Cre-ta. Come ha deciso di iscriversi ad Architettura ce lo racconta lui stesso: “Ero convinto di non voler fare l’università, ma al quarto anno mi resi conto che un diploma tecnico non sarebbe stato sufficiente. Una volta affrontata la maturità, mi sono iscritto solo allo IUAV, a Venezia, alla facoltà di Architettura. Nel caso non avessi passato il test, avrei virato verso il piano B, ovvero entrare nella 7° Alpini. Ma passai il test, e il mio futuro era scritto: cinque anni e mezzo a Venezia, innumerevoli corse tra le calli, infiniti ponti da fare, una laurea in Sostenibilità Ambientale da prendere. E una tesi da scrivere, assieme a Marina Mascarello, precisamente sui Fab Lab. All’ epoca ce n’erano pochissimi in Italia e nel mondo in generale, e mi affascinava indagare sulla questione: il progetto sostenuto nella mia tesi era quella di riconvertire un vecchio edificio industriale di Bassano in un coworking e fab lab. E proprio grazie a quest’idea ho vinto il bando “Un’idea, un’impresa”, indetto dall’allora Banca di Credito Cooperativo di Romano e Santa Caterina, ad un solo mese dalla laurea. Era il 2013, l’anno in cui ho aperto la mia partita IVA  e ho iniziato a collaborare con alcuni studi di architettura e con il Mini Fab Lab, creando i miei primi prototipi con la stampante 3D. Poi, ad un anno dal bando, ricevo una chiamata da Marco (che sarebbe diventato, di lì a poco, il direttore di Cre-ta ndr), che stava scrivendo un bando proprio per aprire un coworking e un fablab nella ex caserma di Cassola, il mio Comune, e mi chiedeva di poter leggere la mia tesi. Il resto è storia: entro a Cre-ta per la prima volta a gennaio 2015,  a marzo arrivano i primi coworker, a luglio divento ufficialmente architetto. É da qui che progetto, che disegno. Ed è a Cre-ta che continuo a fare il faber”.

Due carriere unite in una scrivania, quindi. Ma andiamo con ordine.
Quando gli si chiede che cosa significa per lui la parola architettura, Massimo risponde sicuro con un “é poter camminare sopra un tuo progetto, letteralmente. É vedere un bambino che gioca su ciò che hai disegnato. Ed è un’emozione indescrivibile. L’architetto oggi è sempre più un manager e la parte creativa viene meno: devi imparare le arti del problem solving e del project management, anche se in realtà ciò che continua ad affascinarmi di questo lavoro è proprio la parte del disegno. In più, da un anno collaboro con Hooome, azienda specializzata che si occupa di realizzazione di edifici con sistemi costruttivi in legno ad elevata prestazione energetica, in qualità di progettista e consulente tecnico”.

E Cre-ta, invece, cosa significa? “Cre-ta per me è una delle cose più belle ed inaspettate. É dove progetti e ricordi hanno lo stesso profumo. Ho visto questo posto cambiare e trasformarsi da caserma in centro polifunzionale, l’ho visto crescere e affrontare difficoltà. Lo sento mio, a tutti gli effetti: Cre-ta mi dà spazio, struttura, immagine, collaborazioni. Sono felice di poter mostrare il luogo ai miei clienti, di farlo conoscere. Anche il Fab Lab si sta evolvendo: abbiamo sempre più corsi e collaborazioni con le scuole del territorio, ci stiamo orientando verso il settore educativo”.

Come conciliare l’essere architetto e, allo stesso, faber? “Non è facile, perché devi sempre avere il piede in due scarpe ed essere multitasking all’ennesima potenza. Ma tutto s’impara”. E scoppia nella sua risata fragorosa.

Di una cosa, però, siamo sicuri: che si tratti del Massimo architetto o del Massimo faber, Cre-ta non sarebbe la stessa cosa senza di lui.

LinkedIn: Massimo Bresolin