Facce da Coworkers #12: Asimmetrica

Facce da Coworkers #12: Asimmetrica

27 aprile 2018,   By ,   0 Comments

La Morte Nera, l’arma di  distruzione di massa di Guerre Stellari, troneggia sulla loro scrivania, giusto per chiarire subito dov’è il regno dei programmatori. Codici, stringhe, PhP: il loro mondo viaggia veloce sulla tastiera del pc tra dati da analizzare e strategie da costruire. Il team di Asimmetrica è composto da Nicola, Leonardo e Alberto: insieme  hanno costituito una fluid company che sviluppa progetti digitali, e insieme hanno risposto alle domande di Facce da Coworker.

I percorsi dei tre membri del team sono differenti, come lo sono le loro competenze, ma si sono incrociati per dare vita ad un nuova, entusiasmante realtà.
Nicola, appena terminato il suo percorso di studi, ha iniziato a lavorare nell’ufficio R&D di un’azienda specializzata nella consulenza CRM in ambito SAP. Qui ha avuto modo di lavorare su progetti di e-commerce in ambito tecnico/sviluppo e nella gestione del progetto stesso. “Dopo cinque anni in quest’azienda e con la voglia di realizzare alcuni sogni nel cassetto mi sono messo in proprio come sviluppatore e web project manager- spiega Nicola -. Da quel momento ad oggi sono passati diversi anni e un centinaio di progetti, ed ora eccomi qui a Cre-ta”.

Leonardo, invece, si laurea a Padova in ingegneria informatica, partecipa ad un corso di web design e  viene assunto dall’azienda in cui svolge il tirocinio, dove resta per ben dieci anni. Ma dopo una decade, però, la voglia di cambiare è tanta: “Tre anni e mezzo fa Nicola (con cui avevo già lavorato) iniziò a parlarmi del suo lavoro da freelance, delle opportunità che questo dava, e della sua necessità di avere un supporto. Ho deciso di lavorare ad un progetto per capire cosa volesse dire essere effettivamente “per conto mio”. L’esperienza ha dato i suoi frutti, non tanto per il lavoro in sé, quanto per il percorso che ha tracciato: un anno e mezzo fa ho finalmente aperto la mia partita IVA e dato vita alla mia attività.”

E Alberto, il terzo membro di Asimmetrica? “Dopo il diploma trovai un impiego come tecnico informatico, poi come commesso di telefonia in un centro commerciale. Come Leonardo, dopo cinque anni nello stesso posto decisi che era ora di cambiare. Volevo sfruttare le mie competenze nel campo dell’informatica, farle diventare il mio lavoro. Chiesi quindi a Nicola, mio ex compagno di classe, una mano per entrare in questo nuovo mondo. Di certo non è stato facile, ma sono felice della scelta: ho un lavoro stimolante dove non c’è limite alle possibilità di apprendere”.

Asimmetrica è un team in outsourcing  che aiuta le aziende ad entrare nell’era digitale, creando delle strategie e servizi integrati su misura per ogni cliente. “Il progetto è nato per unire i freelance del mondo digitale- precisa Alberto-. Tante volte risulta difficile essere presi in considerazione , soprattutto da aziende strutturate. Come gruppo, invece, abbiamo sicuramente più possibilità”. “Infatti- continua Leonardo-  l’idea è di creare un collettivo di sviluppatori capace di lavorare in sinergia quando necessario; fondamentale però è che questi abbiano a cuore lo scambio di informazioni per arricchire il bagaglio di conoscenze e competenze di ciascuno”.

 

L’idea di Asimmetrica è di Nicola, nata in tempi remoti e finalmente ora divenuta realtà: “Si tratta di un progetto che avevo intenzione di realizzare da molto tempo. Dopo aver incontrato le persone giuste con cui collaborare e dopo aver revisionato il progetto, siamo arrivati alla fluid company che Asimmetrica vuole essere”.

E come mai proprio il nome Asimmetrica? In realtà vi sono più ragioni: “Il nome Asimmetrica ben rappresenta il fatto che ogni membro del nostro gruppo è diverso. Ognuno di noi ha conoscenze tecniche e teoriche diverse” spiega Alberto. Il secondo motivo, invece, lo illustra Nicola: “Asimmetrica è qualcosa che contrasta con il mondo tecnico da cui veniamo, in cui tutto è speculare e dove tutto ha una sua geometria. Noi preferiamo essere il punto di vista esterno, quello che conosce la simmetria del settore ma vuole scombinarla per poter dare maggiore flessibilità al cliente”. “Il nome è stato il primo Everest da scalare- precisa Leonardo-, mi piaceva l’idea di un qualcosa che significasse non stare fermi, essere in qualche modo sbilanciati verso qualcosa di nuovo, di diverso, di stimolante. E poi il dominio web era pure libero!”.

 

Ed eccoli qui, quindi, i tre programmatori, seduti alla loro scrivania dominata dalla Morte Nera, immersi in un mondo di codici. Come accennato prima, il primo a varcare la soglia di Cre-ta è stato Nicola, uno dei primi cowoker: “Conoscevo già il progetto di Cre-ta, ma quando è stato aperto ero già in un altro spazio. Dopo un anno, però, ho deciso di cambiare ambiente e venire qui. Per me il valore aggiunto di Cre-ta è l’interdisciplinarità, poter avere a disposizione un Fablab e un’area eventi da utilizzare. Sembra stupido, ma spesso oltre alla semplice scrivania o alla collaborazione con un altro  coworker, non si pensa a quanto potremmo offrire ai nostri clienti se usassimo al 100% la struttura. Eventi formativi, collaborazione sullo sviluppo di un nuovo prototipo, esperimenti condivisi con altri coworker, etc. Questo è il potenziale di Cre-ta”.
Dopo Nicola, sono arrivati prima Leonardo, e infine Alberto. A Leonardo “l’idea del coworking non mi era mai passata per la testa prima di venire qui. Nicola era a Cre-ta da circa un anno, e questa sembrava una soluzione abbastanza economica einteressante nel complesso. Ho fatto qualche giorno di prova in condivisa e poi ho preso la mia scrivania stabile. Vivere qui per me è un’esperienza che nel tempo ha assunto maggiore significato: all’inizio non mi interessava il rapporto con gli altri coworker, ma come sempre le cose hanno bisogno tempo. Al di là delle opportunità di lavoro e di collaborazione, si sono creati anche dei rapporti interpersonali, che sono il sale di un posto come questo. I vantaggi sono sia economici che professionali, con diverse competenze a disposizione possono nascere progetti a più voci. E sono anche personali, con rapporti di conoscenza e di amicizia”.

E per Alberto, invece, com’è vivere il coworking?  “Sono arrivato a Cre-ta grazie a Nicola: lui bazzicava nel coworking già da un po’, e così mi sono aggiunto a lui e a Leo. Lavorare in un coworking dà la possibilità di interagire con una varietà di persone e lavori che non si trovano ovunque. Cre-ta è il “mio spazio”, dove posso studiare e dare vita a nuovi progetti, usare le mie conoscenze per aiutare gli altri ed imparare da loro a mia volta, acquisendo competenze”.
E noi, ovviamente, speriamo di avere ancora per un po’ a Cre-ta gli asimmetrici programmatori.