Facce da coworker #14: Emanuele Pasin

Facce da coworker #14: Emanuele Pasin

10 settembre 2018,   By ,   0 Comments

Leggere i dati e creare la strategia di marketing giusta per un brand è la sua missione: vi presentiamo Emanuele Pasin, growth hacker a Cre-ta.

Si possono coniugare numeri e creatività? Sì, se di lavoro fai il growth hacker. É il caso di Emanuele Pasin, che per costruire le campagne di marketing online sperimenta, analizza e infine sceglie quale delle strategie messe in atto è quella che più si addice ad un business.

Anche il suo percorso formativo e professionale è sia tecnico che creativo:

“Ho studiato Ingegneria Informatica e in seguito sono approdato al mondo del marketing e del business. Mi sono sempre interessato alla tecnologia, che ritengo tuttora una passione, e volevo conoscerne le basi. Terminata l’Università, ho lavorato in una multinazionale come Project Manager nel settore IT, approfondendo tutte le parti di interazione umana e di gestione delle persone. É qui che ho capito che volevo comunicare i prodotti e i progetti nel miglior modo possibile”.

Dopo aver frequentato un corso di executive management, le cose per Emanuele cambiano: “Per la mia carriera aver frequentato il corso ha rappresentato un punto di svolta importante, che mi ha avvicinato alla parte business e che mi ha fatto capire che potevo cambiare rotta. Ero affascinato dalle varie fasi della creazione di un’azienda, da come nasce un brand alle attività che ruotano attorno a questo (ad esempio la parte financial e di contabilità, materie che non avevo mai incontrato nel mio percorso di studi, che però sono fondamentali per far avviare un business).”

É dopo questo corso che Emanuele decide di lanciarsi nella libera professione, specializzandosi nell’attività di growth hacking:
“Il Growth Hacking, o Data Driven Marketing, è un’attività di marketing online basata su sperimentazioni rapide. In pratica, invece di allocare l’intero budget in una sola operazione di marketing, lo si divide in campagne che durano da una a due settimane. Terminato questo periodo, vengono tenute in considerazione solo le strategie che hanno performato meglio, fino ad arrivare alle due migliori. In questo modo, le campagne vengono validate prima che arrivino al pubblico.”

“In Italia la figura del growth hacker è ancora semi sconosciuta. Mi sono formato ad Amsterdam, in un’accademia specializzata in questo tipo di marketing e prima in Europa in questo campo. Sono stati tre mesi di full immersion, dove ho potuto studiare, sperimentare e infine applicare varie tecniche su una start up locale. Grazie a questo vantaggio competitivo, al fatto che qui in Italia la mia professione è ancora “di nicchia”, posso integrare il lavoro di altri professionisti della comunicazione online. Uno dei progetti a cui sto prendendo parte è proprio la creazione di una agenzia che si occupa di data driven creative marketing”.

A Cre-ta Emanuele ci è arrivato la scorsa estate, grazie alla collaborazione con altri coworkers: “Qui ho conosciuto altri professionisti, e ho iniziato a lavorare anche su altri progetti. É interessante conoscere altri freelance, con loro ho avuto la possibilità di utilizzare e sperimentare le tecniche di growth hacking. Cre-ta è lo spazio in cui riesco a staccarmi dalla vita privata, dove concentrarmi sul mio business e portare a termine i miei task. É il luogo ideale per i giovani liberi professionisti, un posto stimolante dove crescere e collaborare, dove dare vita nuovi progetti.”

Un passo indietro prima di chiudere l’intervista, però, è doveroso: perché la scelta della libera professione? Emanuele ha le idee chiare: “Perché in azienda stavo sì crescendo, ma non velocemente e non nei settori dove volevo io. Sapevo che volevo fare qualcosa di mio, e sapevo anche che dovevo farlo prima dei 30 anni. Mi sono lanciato nel vuoto, senza paura e partendo da zero. So che se voglio posso tornare a lavorare per un’azienda, ma per ora non è nei mie piani.
E poi, come insegna il growth hacking, o sperimenti o non saprai mai se una cosa va bene oppure no. Io, dopotutto, voglio continuare a sperimentare”.