Facce da Coworker #10: Elisabetta Basili

Facce da Coworker #10: Elisabetta Basili

04 gennaio 2018,   By ,   0 Comments

“Era il disegno di una famiglia riunita attorno ad un fuoco, con la carta velina in movimento che simulava la  fiamma. Ho sentito un fremito e ho capito che volevo fare quello nella vita”. La storia di Elisabetta comincia da qui.

Un compito delle medie può indicare una strada da percorrere? Può dare ilvia ad un intera carriera? Sì, può farlo, o almeno questo è il caso della nostra Elisabetta Basili, che proprio da quel giorno, da quando ha consegnato il disegno nelle mani della sua docente, ha deciso di voler fare la grafica e l’illustratrice: “Mi ricordo che la nostra professoressa ci aveva dato il compito di creare una campagna pubblicitaria ed io ero presissima dall’idea, mi piaceva un sacco. Poi alle superiori, durante una gita ad Urbino, ho avuto un’ulteriore conferma: con la classe sono passata davanti al potone d’ingresso dell’ISIA (Isistituto Superiore per le Industrie Artistiche, ndr) e ho pensato che quello sarebbe stato il posto in cui avrei studiato”. Ed è andata proprio così: dopo il diploma superiore e due anni di Accademia delle Belle Arti a Venezia, la nostra Elisabetta fa la valigia e si trasferisce ad Urbino, dove le porte dell’ISIA si aprono per lei: “ Sono proprio gli anni nella città marchigiana ad avermi formato. L’ISIA infatti è specializzato in grafica editoriale, fotografia ed illustrazioni. Per il mio percorso professionale,sono stati anni di fondamentale importanza”.

Una volta terminata l’esperienza urbinate, Elisabetta torna in terra veneta e subito si misura con ciò che ha imparato nei quattro anni di ISIA: a lei il compito di redarre graficamente un libro dedicato alla preistoria sull’Altopiano di Asiago, e nel frattempo lavora come creativa in uno studio bassanese, poi in uno di Vicenza, dove rimane per sei anni: “ E poi nacque Isotopi, uno progetto tutto mio dove i collaboratori potevano essere a Londra come a Parigi, o a Bassano: l’importante era avere tutte le figure professionali per una piena realizzazione di un lavoro, e non per forza averle qui”. Quasi un’anticipazione di quello che oggi definiamo smartworking: “Non ho mai creduto nelle strutture stabili e predefinite, ho sempre preferito le collaborazioni tra professionisti, decisamente più snelle”.

Ma oltre alla pratica, c’è anche la teoria: Elisabetta insegna tuttora a ragazzi e adulti progettazione grafica, web e visual design e restauro virtuale; ed è anche un’insegnante abilitata al metodo Waldorf Steiner: “ Sono stati proprio i dieci anni di insegnamento steineriano e di home schooling che mi hanno aperto la strada all’illustrazione, per me fonte di comunicazione inesauribile”. Elisabetta infatti si dedica anche all’illlustrazione per l’infanzia, ed ha numerosi titoli all’attivo, da “Storia di Miloud” a “Il viaggio di Alina”, in uscita nei prossimi mesi.
Sono proprio le  illustrazioni a tappezzare le pareti del suo angolino a Cre-ta, un mondo popolato da sirenette e da animaletti colorati: “ Sono stata tra le prime coworker, di sicuro la prima donna a mettere piede a Cre-ta. Dopo le ore passate a scuola non avevo un posto dove continuare a lavorare, conoscevo già un coworker che mi ha informato dell’imminente apertura e così ho colto la palla al balzo. Poi, come dicevo prima, l’idea della struttura stabile non mi è mai piaciuta, per cui lavorare in un coworking era l’ideale per me”.

Che cos’è per lei e come vive Cre-ta Elisabetta ce lo spiega lei stessa: “Le relazioni qui nascono spontanee, sia che si tratti di lavoro che di rapporti informali. Per me la parola coworking non significa il posto fisico dove si lavora, o meglio non significa solo questo: vuol dire interazione, vuol dire continuo apprendimento. Posso mettere a disposizione il mio know how e gli altri coworker faranno lo stesso per me, ci si contamina continuamente. Io ho il vissuto, il mio bagaglio di conoscenze, un coworker più giovane può avere un approccio tecnologico diverso: se le due cose si intrecciano, allora è fatta, si cresce insieme. Questo per me è un coworking, questo per me è Cre-ta”.

La strada che ha portata Elisabetta dal disegno delle medie ,alla fine, l’ha portata proprio qui a Cre-ta. Non sappiamo se alla prossima curva del suo percorso svolterà da qualche parte imboccando nuove vie, di certo siamo felici di averne percorso un tratto insieme.